Sesto San GiovanniToday

Mamma, papà e bambina di nove anni sotto sfratto a Sesto: "Al comune non importa nulla"

La denuncia del comitato "Unione inquilini Sesto", che ha già organizzato un picchetto

Una protesta dell'unione inquilini di Sesto

Il comune intenzionato ad andare dritto per la propria strada. Il comitato che promette battaglia. E, nel mezzo, una famiglia che rischia di restare senza un tetto sulla testa. Si annuncia un giovedì di tensione a Sesto San Giovanni, dove si riaccende - con forza - l'emergenza abitativa. 

Per il 18 aprile, infatti, è in calendario lo sfratto di una famiglia - mamma e papà cinquantenni e bimba di nove anni - che al momento vive in un appartamento in via Fabio Filzi 6. L'ufficio casa di palazzo di città ha dato il via libera allo sgombero: una decisione che - evidentemente - non trova d'accordo gli attivisti dell'unione inquilini di Sesto San Giovanni. 

"Loro sono nella graduatoria ordinaria da tempo, ma all'ufficio casa non importa nulla", hanno attaccato dal comitato. Lo stesso comitato che proprio giovedì sarà in strada per cercare di evitare lo sfratto: "Il nostro sindacato e le nostre famiglie saranno presenti per fare un picchetto - hanno annunciato - e scongiurare che un'altra famiglia rimanga in strada nell'indifferenza dell'attuale giunta". 

"Lui è un ex tecnico di un cantiere - spiegano dall'unione inquilini -. Ma ha perso il lavoro dopo Expo e adesso non riescono più a pagare l'affitto. In graduatoria sono cinquantesimi più o meno, ma poi hanno avuto problemi perché lei è ucraina e ha dovuto mostrare di non avere proprietà nel suo Paese. Lei e il marito, che invece è italianissimo, hanno prodotto il documento ma sembra che all'ufficio casa non andasse comunque bene e quindi adesso rischiano di restare per strada".

Il caso documenti per le case popolari

L'imminente sfratto inevitabilmente riaccende i riflettori sul tema case popolari a Sesto, dove nel 2018 sono state assegnate a famiglie straniere due case su trentanove: un dato decisamente in controtendenza rispetto a quello del 2017, quando gli stranieri avevano ottenuto ventinove abitazioni su trentasei. 

La svolta è arrivata grazie alla decisione della giunta Di Stefano di accettare solo le richieste che comprendessero un documento emesso dalle autorità del proprio Paese che provasse l'assenza di una proprietà in Patria. Quel documento, avevano evidenziato dalla stessa unione inquilini, non è facile da ottenere - soprattutto in alcuni Paesi - e per questo, sempre secondo gli attivisti, la richiesta era illecita. Il Tar, però, aveva dato ragione al sindaco. 

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