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Moschea a Sesto, il Comune cancella la convenzione

Il voto in consiglio comunale

Il rendering della Moschea di Sesto San Giovanni

Non esiste più la convenzione tra il Comune di Sesto San Giovanni e la comunità islamica cittadina: il consiglio comunale (a maggioranza centrodestra) ha votato per cancellare il diritto di superficie goduto dalla comunità sull'area di via Luini, quella in cui si sarebbe dovuta costruire la contestatissima Moschea e dove, nel frattempo, è operativa una struttura provvisoria per la preghiera.

La ragione ufficiale è che la comunità islamica non avrebbe versato gli oneri previsti al Comune, pari a circa 320 mila euro secondo l'amministrazione, e sarebbe in ritardo con la bonifica del terreno. I capi della comunità avevano ammesso il ritardo giustificandolo con un accordo verbale con la precedente giunta, secondo cui avrebbero dovuto cominciare a pagare solo a lavori iniziati.

La maggioranza di centrodestra ha così utilizzato la clausola della revoca del diritto di superficie in caso di inadempimento. Questo risultato è però nel solco delle promesse della campagna elettorale, quando lo schieramento guidato dal forzista Roberto Di Stefano - poi eletto sindaco - aveva chiarito che avrebbe fatto il possibile per impedire la costruzione di una nuova Moschea da 400-500 posti. 

«Una pagina triste per la nostra città»: così il gruppo del Partito Democratico in una nota ufficiale, secondo cui di fatto è stato «negato il diritto costituzionale ad avere un luogo di culto. Di fronte alla scelta tra applicare una sanzione pecuniaria o decretare la decadenza, la giunta ha scelto deliberatamente questa seconda strada senza nemmeno fare il dovuto passaggio politico nella commissione preposta».

Moschea a Sesto, tema da campagna elettorale

La Moschea di Sesto San Giovanni aveva dominato la campagna elettorale nel 2017, in vista delle elezioni amministrative che hanno poi segnato la vittoria (storica) del centrodestra nell'ex Stalingrado d'Italia. L'allora sindaco - l'esponente del Pd Monica Chittò - aveva avuto uno scontro con la Regione Lombardia, il cui assessore all'urbanistica Viviana Beccalossi (Fratelli d'Italia) aveva affermato che la Moschea provvisoria di via Luini fosse irregolare e andasse chiusa, perché non rispettava la recente legge regionale sui luoghi di culto.

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