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Incendio di via Risorgimento: gli inquilini stanno rientrando

Le fiamme che, nella notte tra il 6 e il 7 settembre, hanno travolto l'edificio di Sesto San Giovanni hanno creato molti disagi. Molte famiglie però stanno tornando in possesso dei propri appartamenti

L’incendio del palazzo di via Risorgimento a Sesto San Giovanni nella notte tra il 6 e il 7 settembre ha provocato enormi disagi alle famiglie coinvolte, ma nessuno è mai stato abbandonato né è rimasto solo. L’amministrazione comunale si è infatti attivata da subito per garantire, nell’emergenza, una sistemazione dignitosa a tutti.

Gli occupanti dei tre appartamenti al terzo piano dello stabile, quello più colpito dalle fiamme e ancora parzialmente inagibile, sono stati costantemente seguiti dagli uffici comunali, sotto il coordinamento del vicesindaco Felice Cagliani e, fin dal mattino successivo all’incendio, del sindaco Monica Chittò: la famiglia con due figli è stata accompagnata alla Pelucca, dove è stata ospitata in un alloggio; una signora è stata accolta in Casa albergo mentre una ragazza ha trovato ospitalità da amici.

Nei giorni seguenti l’amministrazione ha continuato ad interessarsi delle situazioni più problematiche, con particolare attenzione alla famiglia con i due bambini: grazie alla Pelucca è stata messa a disposizione dei due minori una psicologa e l’amministrazione ha preso contatti con la banca che ha erogato il mutuo alla coppia per chiedere una sospensione delle rate per permettere alla famiglia di dirottare le proprie risorse nell’affitto di una casa.

“Abbiamo gestito l’emergenza – commenta il vicesindaco Felice Cagliani – mettendo a disposizione risorse importanti senza fare i burocrati. Adesso, con il rientro nell’appartamento anche della donna ospitata nella casa albergo, stiamo attendendo la decisione della banca per la famiglia con minori. In ogni caso avevamo contattato la Pelucca - che voglio ringraziare per lo spirito di servizio e l’aiuto fondamentale che ha fornito - ottenendo di prorogare la permanenza della famiglia nell’alloggio fino a quando non si fosse trovata una soluzione”.

La coppia, però, martedì 23 settembre sera ha lasciato l’alloggio senza nessuna comunicazione e rifiutando anche l’offerta di sostegno psicologico per i bambini arrivata dai servizi sociali del Comune.

“In ogni caso – ha concluso Cagliani – noi continuiamo a mantenere contatti con la banca per la sospensione del mutuo, che è la cosa più urgente per permettere alla famiglia di avere i mezzi per pagare un affitto. Quello che non possiamo proprio permetterci è di provvedere direttamente noi ad un alloggio: faremmo un torto a chi aspetta una casa e non ha i mezzi economici per gestirsi da solo”.

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